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Più redditività e competitività per le pere italiane

 , Giovedì, 16 Novembre 2017. postato in News

Più redditività e competitività per le pere italiane
Grande partecipazione al primo convegno del World Pear Forum, “Abate Fetel: aumentare le rese per una maggiore redditività. ‎Operatori mondiali a confronto sulla top cultivar italiana”, una discussione aperta sull’andamento delle rese medie per ettaro in funzione della redditività del pero, un tema molto sentito dai produttori.

Ha aperto il forum il prof. Pirazzoli dell’Università di Bologna che ha evidenziato (sulla base dei dati forniti da CSO Italy): «Un calo significativo delle superfici investite a pero in Emilia Romagna, passate dai 27.000 ettari di fine anni ‘90 agli attuali 19.000. Una diminuzione del potenziale della coltura certamente legata a un problema di redditività, conseguenza diretta delle rese medie – in particolare quelle dell’Abate - che non sono migliorate, e si sono anzi attestate sulle 25t/h. Un altro problema evidenziato nel corso della relazione iniziale è quello dei costi di produzione: «Attualmente – ha spiegato Pirazzoli - per non avere perdite è necessario che la PLV per ettaro non scenda sotto i 18 mila euro, ma ancor meglio sarebbe raggiungere i 20.000, per poter garantire anche redditività al produttore. Sulla base dei prezzi di mercato attuali tali performances sono ottenibili solo con una resa media che supera le 25 t/ha, associate comunque ad una produzione concentrata su buone pezzature».

Uno dei fattori che, soprattutto negli ultimi anni, ha maggiormente influenzano le rese e che rappresenta una novità in negativo è il cambiamento climatico, come ha illustrato dal il dott. Pratizzoli di Arpae Emilia-Romagna.

«A partire dagli anni novanta – ha spiegato il tecnico – c’è stata una discontinuità climatica e si è passati da un “vecchio” a un “nuovo” clima: quest’ultimo è caratterizzato da una maggiore escursione termica, con più caldo in estate e un aumento delle temperature anche in inverno. Nel periodo 2021-2050 quasi un’estate su tre potrebbe raggiungere una media stagionale delle temperature massime uguale o superiore a quella del 2017. Parallelamente – ha continuato Pratizzoli - sono diminuite notevolmente le piogge estive, mentre sono rimaste sostanzialmente invariate quelle invernali. Un altro rischio è quello delle gelate tardive, perché l’aumento stesso delle temperature favorisce un anticipato sviluppo fenologico delle piante, che quindi possono subire danni e portare a conseguenti cali produttivi».

Oltre ai cambiamenti climatici sono altre le condizioni che possono determinare un calo delle rese, come ha spiegato Fabio Galli, tecnico della Fondazione Fll. Navarra di Ferrara. «Tra i fattori che ostacolano il raggiungimento delle rese medie ideali – ha detto Galli – c’è sicuramente il limitato miscuglio varietale e l’assenza di impollinatori. Naturalmente sono rilevanti i già citati cambiamenti climatici che influenzano le pezzature e la forma dei frutti e le avversità fitosanitarie. Tutte condizioni che provocando una rilevante mortalità delle piante e rese produttive certamente non soddisfacenti.»

Il quadro della situazione italiana è stato ampliato dalle tre relazioni finali, dedicate alle esperienze di altri importanti paesi produttori, alcuni dei quali hanno già introdotto o la nostra top cultivar. Christo Strydom ha evidenziato che in Sud Africa la coltivazione del pero copre circa 13.000 ettari ed è in ripresa rispetto al passato. Le principali varietà sono Packham’s, William B.C e Forelle. L’Abate Fetel sta incrementando la presenza e gli investimenti sono saliti di recente a circa 800 ettari. Qui viene posta grande attenzione alla fisiologia della pianta, uno degli aspetti più importanti per migliorare le rese.

Interessante anche l’esperienza di Mauricio Navarro, tecnico Cileno. In Cile la pericoltura conta quasi 8.700 ettari ed è in crescita, con l’Abate che è al secondo posto tra le varietà coltivate. Si tratta di un areale produttivo dove le maggiore rese sono date sostanzialmente dal clima, che prevede un maggior irraggiamento che favorisce la produzione.

Eric Van Der Hoeff ha presentato un quadro completo sulla situazione produttiva europea, di Belgio e Olanda, legata alla varietà Conference, fornendo indicazioni sulle tecniche di gestione del frutteto adottate nel Nord Europa, che partono da una situazione ambientale diversa da quella italiana. Un modello produttivo che può dare spunti interessanti dal punto di vista sia tecnico che produttivo.

Il confronto con i tecnici stranieri ha messo in evidenza l’unicità del territorio emiliano-romagnolo, dove il miglioramento delle rese può derivare principalmente dall’ottimizzazione della conoscenza e delle tecniche di gestione del frutteto.

Il convegno ha rappresentato il punto di partenza di una nuova riflessione sulla produttività dell’Abate e delle altre cultivar italiane, con l’obiettivo di dare, nei prossimi anni, degli strumenti concreti ai produttori per ottenere una redditività soddisfacente.

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