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La nuova Pac deve parlare italiano

 , Lunedì, 10 Aprile 2017. postato in Pericoltura & Co.

La nuova Pac deve parlare italiano
Le priorità dell’Italia in vista della Pac post 2020, per avere una riforma che valorizzi l’eccellenza e la distintività dell’agricoltura italiana e dia risposte concrete ad agricoltori e allevatori. Il ministro Maurizio Martina ha inviato al Commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan un documento che contiene una serie di proposte di modifica della Politica Agricola Comune, risultato del lavoro portato avanti dal Mipaaf in collaborazione con le Regioni e le organizzazioni di categoria.

Parole chiave: maggiore semplificazione, investimenti per l'innovazione, tutela del reddito e salvaguardia delle produzioni per garantire il futuro delle filiere. Per realizzare questi obiettivi il documento italiano propone di valorizzare meglio le Ocm come terzo pilastro della Pac, creare nuovi strumenti di gestione del rischio nell’ambito dei pagamenti diretti, tagliare la burocrazia dei programmi di sviluppo di rurale. L’Italia chiede anche un focus specifico su argomenti centrali come ricambio generazionale, sviluppo nelle aree interne e investimenti in ricerca e innovazione.

PIÙ SEMPLIFICAZIONE E INVESTIMENTI MIRATI

L’obiettivo è assicurare risorse adeguate nel prossimo “Quadro finanziario pluriennale” (Qfp), indipendentemente dagli effetti della Brexit sul bilancio comunitario. L’Italia ribadisce che l’utilizzo della superficie agricola come unica chiave di ripartizione delle risorse finanziarie destinate ai pagamenti diretti, costituisce un criterio inadeguato rispetto agli obiettivi da raggiungere, in particolare riguardo alla crescita sostenibile e l’occupazione. Un pagamento fondato solo sulla superficie non rappresenterebbe un incentivo a “chi lavora” e a “chi investe”, ma sarebbe una rendita a “chi possiede”, rischiando quindi di soffocare lo sviluppo del settore e il necessario ricambio generazionale.

NUOVI STRUMENTI DI GESTIONE DEL RISCHIO

Il modello basato su misure obbligatorie del primo pilastro (condizionalità e greening) e misure facoltative dello sviluppo rurale (agroambiente e indennità per svantaggi naturali) secondo l’Italia risulta poco efficace, anche a causa della diversità dei soggetti coinvolti nella gestione. La componente accoppiata dei pagamenti diretti deve essere in grado, in un quadro di semplificazione e sussidiarietà, di fornire sostegni mirati a settori sensibili e strategici, anche in funzione di pagamenti anticiclici. Le misure di gestione del rischio, trasferite al secondo pilastro della Pac con la riforma del 2014, risultano ancora poco diffuse, anche perché troppo complesse e scarsamente adeguate a salvaguardare il reddito degli agricoltori. L’Italia chiede quindi di potenziarle, semplificarle e inserirle in un contesto programmatorio diverso dallo sviluppo rurale.

FONDARE UN TERZO PILASTRO SULLE OCM PER MIGLIORARE I RAPPORTI DI FILIERA

È importante che la futura Pac consideri con maggiore attenzione la problematica della distribuzione del valore lungo la catena alimentare. Secondo l’Italia, la riforma della Pac deve costituire l’occasione per rafforzare gli strumenti disponibili, prevedendo, ad esempio, l’estensione del modello delle Organizzazioni comuni di mercato ad altri settori produttivi, come latte, carne, cereali e riso, qualificando questa modalità di intervento in un vero e proprio terzo pilastro della Politica agricola comune.

SVILUPPO RURALE: REGOLE SEMPLICI E TEMPI CERTI

Lo sviluppo rurale rappresenta una politica con precise ricadute territoriali, fortemente orientata alla competitività e all’innovazione ed è fondamentale per garantire l’occupazione e la tenuta socio-economica delle aree più fragili. Nel documento inviato al Commissario Hogan si evidenzia perciò la necessità di confermare le risorse finanziarie in dotazione anche nella futura Pac, fornire regole semplici e garantire tempi certi.

FAVORIRE IL RICAMBIO GENERAZIONALE E TUTELARE LE AREE INTERNE E MONTANE

La nuova Pac deve necessariamente avere più attenzione al ricambio generazionale, con una dotazione specifica più alta per l’insediamento di under 40 in agricoltura e per accompagnare la crescita e il consolidamento di queste imprese. Questo tema intreccia in maniera inevitabile quello delle aree interne e montane dei Paesi Ue, dove c’è bisogno di maggior coordinamento tra i vari strumenti a disposizione e di interventi che siano più efficaci nella lotta allo spopolamento. Gli strumenti destinati alle aree più fragili devono essere rafforzati, per garantire la presenza e il mantenimento dell’attività agricola e la gestione forestale sostenibile.

VALORIZZARE l’ORIGINE E LA DISTINTIVITÀ

La distintività del modello agricolo europeo si manifesta in termini di sicurezza alimentare, salute dei consumatori, rispetto di regole chiare nel settore ambientale, salute pubblica e benessere animale. Secondo l’Italia è arrivato il momento di valorizzare adeguatamente queste caratteristiche del modello agricolo europeo attraverso un concreto incremento della trasparenza per dare la possibilità ai consumatori di conoscere e di riconoscere chiaramente i prodotti ottenuti nel rispetto di queste regole più stringenti e fare sì che i meccanismi di mercato possano operare correttamente.

INNOVAZIONE: LA SFIDA DELL’AGRICOLTURA DI PRECISIONE E DELLA RICERCA AGRICOLA

Grande importanza riveste l’innovazione e il ruolo che i PEI possono svolgere nei processi di trasferimento delle conoscenze a livello aziendale e territoriale. L’Europa deve colmare un gap di sviluppo rispetto ad altri Paesi e c’è bisogno di investimenti mirati a carattere europeo per sviluppare piattaforme di elaborazione dei Big data agricoli, per dare continuità alla ricerca e al sostegno delle biotecnologie innovative e sostenibili, agli investimenti in tecnologie e agricoltura di precisione. Per difendere il patrimonio europeo di biodiversità servono risorse adeguate e programmi di lungo periodo, una componente fondamentale per garantire il miglioramento del settore e accelerare anche il raggiungimento degli obiettivi ambientali della Politica Agricola Comune.

Fonte: Mipaaf

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