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Nella “Terra della Pera” il record di investimenti per l’agroalimentare

 , Lunedì, 04 Marzo 2019. postato in Pericoltura & Co.

Nella “Terra della Pera” il record di investimenti per l’agroalimentare
In una regione sempre più protagonista in Europa e ai primi posti per investimenti, sono 441 i progetti di ricerca, sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie per il settore agroalimentare finanziati in gran parte dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Por Fesr) e dal Programma di sviluppo rurale (Psr).

I progetti riguardano i temi dell’agricoltura sostenibile e di precisione; le tecnologie per la sicurezza, la qualità e la salute dei consumatori; la valorizzazione dei sottoprodotti.  Tra i 441 progetti, per i quali sono già stati spesi 107,4 milioni di euro, generando investimenti per 176 milioni di euro, spiccano tre principali filoni di azione: i Gruppi operativi sull’innovazione (93 progetti), i progetti di filiera sul Psr 2014-20 (51 progetti) e i progetti del settore agroalimentare finanziati dal Por Fesr (179).

 “Stiamo parlando di un settore chiave per l’economia emiliano-romagnola- ha detto il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-. Un settore che raccoglie quasi 28 mila imprese e che nel 2017 ha registrato un aumento dell’occupazione del 5%. Abbiamo messo l’innovazione e la ricerca al primo posto, destinando investimenti mirati a un comparto che da sempre vede l’Emilia-Romagna al vertice per qualità produttiva. Un impegno- ha proseguito- realizzato per mantenere il grado di competitività e favorire politiche di valorizzazione della forza lavoro qualificata. Ricerca industriale, trasferimento tecnologico e innovazione rappresentano elementi indispensabili per rafforzare l’intera filiera e il suo posizionamento internazionale raggiungendo alti standard qualitativi di sicurezza dei prodotti. A tutto ciò si aggiungono le tecnologie digitali- ha concluso- che trasformano l’approccio stesso alla tracciabilità, in grado di creare valore lungo tutta la filiera”.

“Per assicurare un'agricoltura all’avanguardia, sostenibile e al servizio del consumatore- ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli - la chiave di volta è la cooperazione tra produttori agricoli e sistema della conoscenza. Per raggiungere questo obiettivo, la Regione, grazie al Programma di Sviluppo Rurale, ha messo a disposizione un investimento complessivo di 90 milioni di euro di cui circa 60 milioni già impegnati. Ai Piani di innovazione e ricerca condotti dai Gruppi Operativi (una partnership tra enti di ricerca, formazione e consulenza del settore agroalimentare, imprese agricole e agroindustriali, associazioni di produttori) sono destinati 50 milioni di euro,  di cui 26,3 milioni già impegnati, che già ora hanno permesso la realizzazione di 93 progetti, sui 207 attivati in Italia e gli oltre 600 europei: numeri che fanno dell’Emilia-Romagna la prima regione in Europa per innovazione in campo agricolo e danno la misura dell’impegno regionale in questo campo, a cui si aggiunge la volontà di semplificare le procedure e riconoscere a pieno le attività dei partner che compongono i Gruppi Operativi”.

Per quanto riguarda le filiere agroalimentari, la Regione, in accordo con le componenti del mondo agricolo, ha messo a disposizione quasi 136 milioni di euro, l’11% dell’intero importo del Programma di sviluppo rurale 2014-2020, a sostegno di progetti che riuniscono le aziende agricole, quelle di trasformazione e commercializzazione.

“In questo caso i progetti finanziati sono 51- ha proseguito Caselli-, ciascuno dei quali è arricchito da attività di innovazione che mettono al centro il rapporto tra mondo della ricerca e aziende agricole, che troppe volte rischiano di essere penalizzate nella distribuzione del valore lungo la filiera, ma che sono invece la pietra angolare di un comparto fondamentale del made in Italy e punto di forza della nostra capacità di esportazione e competitività sui mercati”.

Da non dimenticare poi l’attività di formazione e consulenza a cui sono destinati i quasi 30 milioni di euro, di cui 20 già impegnati, che già ora hanno permesso a 15mila produttori di fruire di circa 80mila ore di supporto formativo.

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