Albano Bergami nominato presidente della Sezione Frutticola nazionale di Confagricoltura
Bergami ha maturato una grande esperienza nel settore, ricoprendo diversi incarichi sia nell’ambito del proprio sindacato -attualmente ricopre anche la carica di Presidente della Sezione Frutticola di Confagricoltura Emilia Romagna - sia di importanti organismi quale l’O.I. Pera (l’Organismo Interprofessionale di cui è stato Vice presidente), la F.ne F.lli Navarra e il Consorzio Opera.
“La frutticoltura sta vivendo un momento estremamente difficile - spiega Albano Bergami - e gli eventi metereologici di queste ultime settimane non hanno fatto che peggiorare la situazione. Per quanto riguarda la pericoltura, la coltivazione di punta della nostra provincia, abbiamo perso e continuiamo a perdere quote di mercato perché a livello europeo ci sono gap che non ci rendono competitivi. L’agricoltura, e il settore frutticolo in particolare, ha però ancora ottime opportunità di sviluppo. I frutticoltori italiani soffrono della mancanza di un piano frutticolo nazionale e dell’eccessiva concorrenza di altri Paesi, avvantaggiati da costi di produzione nettamente inferiori.Non è pensabile che un’ora di lavoro da noi costi il doppio che in Spagna, almeno in ambito UE si deve poter competere ad armi pari.
Poi c’è lo spinoso tema degli agrofarmaci: la chimica è un’alleata e non una nemica da eliminare, senza la chimica non potremmo produrre il cibo necessario per sfamare il mondo, ed alcuni alimenti non esisterebbero a causa degli attacchi di insetti e malattie”. Bergami ha un pensiero anche per il settore biologico: “Corretto che vi siano aziende dedite alle coltivazioni biologiche, a fronte di una richiesta da parte del mercato in tal senso; ma il biologico è e deve restare una nicchia, guai a parlare di biologico come se fosse la soluzione per il settore e per l’ambiente. Infatti se l’intera agricoltura planetaria si convertisse al biologico, come alcuni auspicano, ci sarebbe un notevole maggior consumo di suolo a causa delle inequivocabili minori rese del biologico, quindi un aumento della deforestazione, una maggior produzione di gas serra ed un cospicuo aumento del consumo di acqua”.


