ISTAT: cresce l'economia agricola italiana
L’agricoltura in senso stretto ha fatto segnare una crescita dello 0,6% del volume della produzione e dello 0,8% del valore aggiunto. Segnali positivi sono emersi per la silvicoltura, con un significativo incremento sia della produzione (+1,5%) sia del valore aggiunto (+1,7%). Meno favorevole è stato il risultato del comparto della pesca, per il quale la produzione è cresciuta dello 0,5% e il valore aggiunto è rimasto sostanzialmente stabile (+0,1%).
L’espansione del valore aggiunto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco è stata robusta, con un incremento del 2,7% in volume e del 2,9% espresso a prezzi correnti. Il complesso del comparto agroalimentare, che include agricoltura, silvicoltura e pesca e l’industria alimentare, ha così segnato una crescita del valore aggiunto dell’1,8% in volume e dell’1,3% a prezzi correnti. Nel comparto si è formato il 3,9% del valore aggiunto dell’intera economia, somma di una quota del 2,1% del settore primario e dell’1,8% dell’industria alimentare.
Nel 2018 l’occupazione nel settore, misurata in Unità di lavoro (Ula), è aumentata dello 0,7% rispetto all’anno precedente, a sintesi di una crescita del 2,5% della componente del lavoro dipendente e di un calo dello 0,2% di quella indipendente. Grazie all’andamento positivo dell’industria alimentare (+1,2%), l’input di lavoro del comparto agroalimentare ha registrato un incremento dello 0,8%.
I redditi da lavoro dipendente in agricoltura silvicoltura e pesca sono aumentati del 4,2%; in particolare le retribuzioni lorde sono cresciute del 4,0%. Gli investimenti fissi lordi nel settore hanno registrato un significativo incremento (+4,1% in valori correnti e +2,5% in volume).
Va meno bene se consideriamo il rapporto tra prezzo pagato alla produzione e costi di produzione. Prendendo a riferimento un periodo molto ampio (2005-2018) i prezzi sono cresciuti meno della metà dei costi, spinti dai rialzi dei prezzi di concimi, energia motrice e mangimi. Ciò ha generato una forbice che ha determinato una contrazione dei margini di profitto dei produttori del settore. Nel solo 2018 i prezzi dei prodotti agricoli venduti sono aumentati solo dell’1,1% mentre quelli degli input intermedi sono cresciuti in misura molto più consistente (+3,9%), con un ampio differenziale favorevole ai secondi. Questo andamento è comune a livello europeo: per l’Ue28 i prezzi dell’output sono aumentati dello 0,6% e quelli dell’input del 3,8%.


